Dinamica dell'assassinio di Slobodan Milosevic
« Sarebbe meglio se Milosevic morisse in cella, perché
se il processo seguisse il suo corso, potrebbe essere condannato solo per delle
accuse di poca rilevanza. »
JAMES GOW, « esperto in crimini di guerra » e sostenitore del Tribunale
dell'Aja, intervistato a Channel 4, 2004.
http://www.csotan.org/textes/texte.php?art_id=180&type=TPI
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4832
Veniva assassinato dieci anni fa nella galera dell'Aia Slobodan Milosevic, socialista serbo, ultimo leader jugoslavo.
Con la sua eliminazione, gli "sponsor" del "Tribunale ad hoc" impedivano tra l'altro che, nel contro-interrogatorio della fase della Difesa, importanti leader politici occidentali potessero chiarire davanti al mondo le proprie responsabilità per il bagno di sangue pianificato e realizzato sui territori della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia.
Sulla figura di Milosevic, sulla sua detenzione e sulla sua eliminazione si veda ad esempio:
http://it.groups.yahoo.com/group/icdsm-italia/
ARCHIVIO DOCUMENTAZIONE ICDSM-ITALIA
http://www.cnj.it/MILOS/index.htm
ARCHIVIO MILOSEVIC
Riproponiamo di seguito alcuni documenti importanti per la comprensione della dinamica e delle cause dell'assassinio commesso nel carcere della NATO all'Aia.
---
Roma, 6 marzo 2006
S.E. Fausto Pocar
Presidente dell'International Tribunal
for the former Yugoslavia
Churchillplein 1
2517JW The Hague
The Netherlands
Illustre Presidente, caro Pocar,
perdonami se mi rivolgo a Te personalmente per una questione delicata che
attiene al Tuo Ufficio. Di questo Ufficio do per scontata e rispetto dunque l'indipendenza,
anche se, come penso Tu sappia, mantengo dubbi sul fondamento giuridico del
Tribunale che Tu con forte prestigio comunque presiedi e dubbi anche su
specifiche decisioni e modi di operare dello stesso Tribunale. Se menziono qui
questi particolari, è perché intendo parlarTi con schiettezza e lealtà
assolute.
Come componente del Comitato internazionale per la difesa di Slobodan Milosevic
e come modesto studioso ho le mie idee sulla personalità di Milosevic e sulla
sua complessiva azione nella tragedia balcanica. Ricordo solo il decisivo
contributo da parte sua agli accordi di Dayton e la sua battaglia, da lui
vinta, perché la Costituzione serba del 1990 e quella jugoslava successiva non
fossero ispirate a criteri etnicistici, a differenza di quelle della
maggioranza delle Repubbliche secessioniste.
Desidero anche ricordare il modo, non so quanto conforme ai criteri dello stato
di diritto, in cui Milosevic è stato "trasferito" da Belgrado
all'Aja. Si trattava comunque di un ex Capo di Stato, il modo ancor mi offende.
Or volge il quinto anno che questo Capo di Stato, al quale non può
disconoscersi grande dignità, è incarcerato, direi ad irrisione della
presunzione di innocenza. Si obietterà che questa sorte è comune a quella di
altri jugoslavi detenuti all'Aja. Ma forse il suo caso presenta peculiarità
tutte proprie: inevitabilmente, attraverso di lui, non si giudicano fatti
specifici, ma, al di là di questi, linee politiche generali, la decisione e
l'azione per resistere contro la disgregazione della Jugoslavia e mantenere
questa patria non per i Serbi, bensì per tutti coloro che vi si riconoscessero.
E in ciò, nel sottoporre quel dirigente a giudizio, risulta implicito lo
sgravio di chi, anche all'esterno di quello Stato, ha invece voluto, pianificato,
attuato la disgregazione della Jugoslavia.
Un quadro del genere impone a Milosevic un impegno e uno sforzo sovrumani con
evidenti ricadute sulla salute. Anche in ragione di tale quadro, e non solo per
motivi di principio, sarebbe stato impossibile per Milosevic farsi sostituire
da un legale.
In un contesto come quello accennato, la decisione di negare a Slobodan
Milosevic la possibilità di farsi curare, in una situazione senza dubbio
piuttosto grave della sua salute, da istituti e medici di fiducia, sotto
garanzia internazionale e precisamente di uno Stato membro permanente del
Consiglio di sicurezza, come la Federazione russa, mi pare non rappresenti un
momento felice nell'attività del Tribunale. Certamente, la responsabilità forse
non solo storica di quanto potrà accadere a Milosevic ricadrà sugli autori di
una decisione che non appare ispirata a principi di giustizia e di umanità.
Essa contrasta, senza bisogno qui di entrare in particolari, con evidenti
principi dei diritti dell'uomo che tanto ci affanniamo a proclamare. Ricordo
solo la dichiarazione di Lisbona sui diritti del paziente, adottata dalla 34°
Assemblea medica mondiale del settembre-ottobre 1981, che va proprio nel senso
della richiesta di Slobodan Milosevic.
I popoli non dimenticheranno.
Io mi rivolgo a Te, senza nulla chiederTi né attendermi, perché su ciò si
rifletta. Un Tribunale che procedesse sulla strada di una "giustizia"
unilaterale in un quadro, e come strumento, di doppi standard, oggi fin troppo
evidenti sulla scena internazionale, non favorirebbe la pace e la comprensione
fra i popoli. Esso, lungi dal pronunciare decisioni con valore esemplare,
raggiungerebbe l'esito infausto di fomentare nuovi odi, ostilità e i tragici
fenomeni di quelle reazioni della disperazione che il mondo che si proclama
civile rigetta, ma di cui esso porta responsabilità chiare ed incancellabili.
Perdonami queste parole, che - ripeto - non attendono risposte ma riflessione
serena e umana sulla condizione di Slobodan Milosevic.
Aldo Bernardini
---
L'ULTIMA LETTERA DI MILOSEVIC
Gentili signore e signori,
Vi invio i miei ringraziamenti per la solidarietà che avete manifestato dichiarandovi pronti ad accettarmi per una cura medica. Vorrei informarvi della cosa seguente: credo che l'ostinazione con cui mi hanno rifiutato un trattamento in Russia sia motivata, in primo luogo, dal timore che in occasione di esami approfonditi, si scoprirebbe che sono stati effettuati interventi attivi e maliziosi allo scopo di nuocere alla mia salute. Questi interventi non possono restare nascosti a specialisti russi.
Per giustificare le mie accuse, vi presento un semplice esempio che troverete in allegato. Questo documento, che ho ricevuto il 7 marzo, mostra che il 12 gennaio una medicina particolarmente forte fu individuata nel mio sangue e che, come dichiarano loro stessi, essa è utilizzata per trattare la tubercolosi e la lebbra, benché io non abbia preso, durante questi cinque anni nella loro prigione, alcun antibiotico.
Durante tutto questo tempo, non ho mai avuto, a parte l'influenza, alcuna malattia contagiosa. Anche il fatto che i medici hanno impiegato due mesi (per informare sui risultati dell'esame, N.d.Red) può essere spiegato soltanto da una manipolazione. I responsabili di questi atti non possono realmente curare la mia malattia, e neppure quelli contro i quali ho difeso il mio paese in tempo di guerra e che hanno un interesse a farmi tacere.
Cari signori, voi sapete che medici russi sono giunti alla conclusione che l'esame ed il trattamento dei problemi dei vasi sanguigni nella mia testa sono necessari ed urgenti. Ecco perché mi rivolgo a voi, nella speranza che mi aiutiate a difendere la mia salute contro le attività criminali in questa istituzione che lavora sotto l'egida dell'ONU, e che io riceva prima possibile un trattamento adeguato nel vostro ospedale dai medici in cui nutro fiducia totale, come nella Russia.
Vi prego di accettare, signore e signori, l'espressione del mio rispetto profondo.
Slobodan Milosevic
(lettera inviata da Milošević l'8 marzo 2006, e ricevuta l'11 marzo all'Ambasciata russa in Olanda; traduzione originale: AP; fonte: quotidiano junge Welt (Germania) del 15 marzo 2006; versione italiana a cura di ICDSM-Italia)
---
LETTERA INVIATA AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA
DELL’ONU E AL PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO DEL TRIBUNALE
DELL’AJA.
Noi siamo costernati e profondamente preoccupati per il rigetto altezzoso e
dilatorio da parte della Corte del Tribunale ICTY della richiesta dell’ex
Presidente Slobodan Milosevic, come raccomandato dal Centro Bakoulev di Mosca
di rinomanza internazionale nel campo della Chirurgia Cardiovascolare, per
essere trasferito in questo Centro per ulteriori indagini e un possibile
periodo di cure, viste le sue condizioni cardiovascolari con pericolo della
vita. Tutto si basava sulle indagini cliniche condotte sul Presidente Milosevic
da parte di tre medici, il 4 novembre 2005, fra cui il Dr. M.V. Shumilina, un
angiologo del Centro Bakoulev, e il Dr. L.A. Bockeria, Direttore e Presidente
del Centro Bakoulev, che riscontravano le condizioni del Presidente Milosevic
“critiche”. La Corte ha acquisito questi responsi medici il 15 novembre
2005.
Ancor più crea costernazione e preoccupazione la totale mancanza da parte del
Tribunale di indirizzarsi verso la reale conoscenza delle condizioni cliniche
del Presidente Milosevic e di predisporre le indagini necessarie e il
trattamento di cure che sono di diritto per ogni prigioniero.
Il diritto Internazionale, e in particolare la Convenzione Internazionale per i
Diritti Civili e Politici, prescrive, e le stesse norme dell’ICTY sulla
detenzione garantiscono, il diritto dei prigionieri ad essere “trattati con
umanità e con rispetto della dignità che è insita nella persona umana”. Per
tutto il periodo del procedimento di legge, gli accusati sono presunti
innocenti, e quelli che sono privati della loro libertà devono essere trattati
in una maniera “consona al loro stato, come persone non riconosciute
colpevoli”.
Il Presidente Milosevic remane deprivato di cure, pur in presenza delle
conclusioni del Dr. Shumilina, che definiva il trattamento sanitario presso
l’Unità di Detenzione delle Nazioni Unite come “inadeguato”. Incredibilmente,
malgrado la sua storia di problemi cardiaci e di ipertensione, prima del 4
novembre 2004 non gli era stata fatta alcuna diagnosi vascolare. In più la
salute del Presidente Milosevic ha suscitato una preoccupazione continua nel
corso di tutto il processo per gli ultimi tre anni. Lo stress dei dibattimenti,
le cure non adeguate e le condizioni della detenzione hanno pesantemente
peggiorato i suoi precedenti problemi di salute, mettendo in pericolo la sua
vita.
Il Tribunale non ha assunto alcun provvedimento per proteggere la vita di un
prigioniero le cui condizioni fisiche sono state constatate essere
critiche. Al contrario, ha considerato trascurabile il suo dovere di
assicurare cure mediche adeguate ed indispensabili per una persona sotto
processo presso la sua Corte. Detenuti che hanno necessità di cure speciali,
come nel caso del Presidente Milosevic, devono essere trasferiti in istituti
specializzati per quelle cure, come stabilito dai Protocolli Standard Minimi
per il Trattamento dei Prigionieri adottati dal Primo Congresso delle Nazioni
Unite sulla Prevenzione del Crimine e il Trattamento dei
Condannati.
Il Tribunale sorprendentemente dichiara:
1. “Che ne’ il Dr. Shumilina e nemmeno il Dr. Bockeria hanno
stabilito che il Centro di Bakoulev è la sola possibile struttura per una
diagnosi appropriata e un trattamento di cure relative alle condizioni
dell’accusato”. Che atteggiamento presuntuoso potrebbe indurre quei medici ad
una tale vanteria? Loro, di sicuro pensano che il loro Centro sia il migliore e
questa conclusione è giustificata.
Invece, nessuna fiducia può essere riposta nelle scelte mediche delle autorità
della Corte dopo anni di negligenze e dopo la scelta, nel dicembre 2005, del
Dr. Aarts, un radiologo neurologico Olandese, che non ha riscontrato nel
Presidente Milosevic alcuna condizione patologica e non ha fatto alcuna
raccomandazione per un trattamento urgente di cure.
2. Che “...accoglie la proposta del Procuratore di Accusa
che, se l’Accusato desidera essere curato da specialisti che non si trovano in
Olanda, allora questi medici possono venire qui a curarlo.” Persone ricche e
famose si recano da ogni parte del mondo per raggiungere centri medici del tipo
Bakoulev, spesso anche se lo stesso viaggio costituisce per loro un rischio.
Nessuno di loro pensa che le prestazioni di cure della stessa qualità possano
essere fornite da teams sanitari itineranti dei migliori medici del mondo e se
questo potesse avvenire, il numero di pazienti da loro curati sarebbe
drasticamente ridotto.
Entrambe le risoluzioni sono assurde in un procedimento, dove la vita e i
diritti fondamentali sono una scommessa. E allora, come fa l’organo giudicante
collegiale a giustificare le sue autorizzazioni a Pavle Strugar per essere ripetutamente
rilasciato per recarsi in Montenegro, un’entità che non è membro dell’ONU, per
un’operazione chirurgica sostitutiva al femore, una procedura abbastanza
sicura, semplice e di minor
gravità?
Procuratore di Accusa v. Pavle Strugar, IT-01-42- A, 3 dicembre 2001, 16
dicembre 2005.
La conclusione finale del Tribunale afferma che “ la Corte non è
soddisfatta…che è cosa più probabile che l’Accusato, se rilasciato, non faccia
più ritorno per la continuazione del suo processo.” Che la Corte abbia più
fiducia nel governo del Montenegro o nell’amministrazione ad interim del Kosovo
che nella Federazione Russa, che ha dato la sua parola per il ritorno del
Presidente Milosevic, è cosa inspiegabile, ma l’insulto ad un membro permanente
del Consiglio di Sicurezza è inevitabile.
Il negare le cure mediche necessarie al Presidente Milosevic risiede nella
fiducia del Tribunale che il processo si trovi “nelle sue fasi conclusive…alla
fine delle quali…l’Accusato può trovarsi di fronte alla possibilità di un
imprigionamento a vita”, e questo, al meglio, è irrazionale.
Cosa significa, che in tali circostanze per un prigioniero può essere cosa
migliore morire? È troppo tardi per un trattamento medico necessario
urgentemente?
Significa che “la possibilità di ergastolo” è più alta nelle ultime fasi del
processo che all’inizio? Allora bisogna sottoporre a critiche l’importanza e la
pesantezza delle prove per le quali si è iniziato a giudicare!
Un imputato che ritiene sarebbe stato imprigionato e condannato a vita avrebbe
atteso le ultime fasi del processo per cercare dei mezzi per fuggire? Una
Corte imparziale sarebbe obbligata ad esaminare tutte le prove testimoniali
prima di raggiungere una decisione, prima di credere che l’imputato preferisca
fuggire nelle ultime fasi di un processo che non al suo inizio, salvo che la
Corte non abbia già ritenuto che le prove supportino una pesante sentenza? La
Corte ha messo in luce i suoi pregiudizi con questo suo grottesco affidamento
su un presumibile timore di una sentenza di carcere a vita da parte
dell’Accusato nelle ultime fasi di questo
processo?
In fatto e in diritto, la decisione del Tribunale è insopportabile. Rivela la
strategia della Corte, senza tante scuse, di mantenere il suo pregiudizio e
mette in piena luce le sue insufficienze per proteggere la salute di questo
prigioniero.
La decisione è tanto irragionevole e completamente ingiusta, tanto da
dimostrare l’apparenza e la sostanza del pregiudizio processuale.
La Corte ha stabilito che il Presidente Milosevic deve affrontare la
eventualità di morire, visto che esiste la possibilità di una sentenza di
carcere a vita.
Questa decisione, da sola, se confermata dalla Corte di Appello, procurerà un
grande vulnus all’ICTY e al diritto internazionale umanitario. La morte, o le
serie limitazioni al Presidente Milosevic di avvalersi di cure mediche,
imporranno la medesima sentenza all’ICTY e al diritto internazionale, come
strumenti di pace.
Noi vi esortiamo a rovesciare la decisione della Corte e di ordinare
l’immediato trasferimento del Presidente Milosevic al Centro Bakoulev per gli
esami e il trattamento clinico, sotto le condizioni proposte.
(Conclusione per il Consiglio di Sicurezza)
Noi vi esortiamo a rivolgervi all’ICTY per decretare l’immediato trasferimento
del Presidente Milosevic al Centro Bakoulev per gli esami e il trattamento
clinico, sotto le condizioni proposte.
Ci rimettiamo rispettosamente,
Ramsey Clark, ex Procuratore Generale degli Stati Uniti, USA
Professor Velko Valkanov, dottore in legge, Presidente del Comitato per i
Diritti Umani, ex MP, Bulgaria
Professor Alexander Zinoviev, filosofo, scrittore, Federazione Russa
Professor Sergei Baburin, dottore in legge, Vice Presidente della Duma di Stato
dell’Assemblea Parlamentare della Federazione Russa
Vojtech Filip, dottore in legge, Vice Presidente della Camera dei Deputati del
Parlamento della Repubblica Ceca.
Thanassis Pafilis, Membro del Parlamento Europeo, Segretario Generale del
Comitato per la Pace nel Mondo, Grecia
Tiphaine Dickson, giurista di criminologia internazionale, Quebec
Professor Aldo Bernardini, dottore di diritto internazionale,
Italia
Christopher Black, giurista di criminologia internazionale, Canada
Klaus Hartmann, Vice Presidente dell’Unione Mondiale dei Liberi Pensatori,
Germania
(trad. di Curzio Bettio)
---
Presidente Slobodan Milosevic. In memoriam
L'11 marzo 2006 il tribunale de L'Aia ha ucciso il presidente della Jugoslavia
Slobodan Milosevic
(Alexander Mezayev - Strategic Cultural Foundation - 11.03.2009)
L'11 marzo 2006 il Tribunale Internazionale dell’ONU per l'ex Jugoslavia (ICTY)
ha comunicato che Slobodan Milosevic “era stato trovato privo di vita nella sua
cella”. Il 14 marzo la Corte ha sospeso tutte le indagini sul caso. Mentre
segnalava le cause della morte di Milosevic, il vice presidente del Tribunale
Kevin Parker ha detto che “Milosevic è morto per cause naturali in conseguenza
di un attacco di cuore”. Ma vi è prova che Slobodan Milosevic è stato ucciso e
che l’ICTY è responsabile dell'omicidio. Ecco cos’è veramente accaduto.
In primo luogo Milosevic è stato costretto in prigione, dove la sua salute s’è
deteriorata. Allora gli è stata rifiutata la possibilità d’essere curato in un
centro di cardiologia e quando lo stato del suo cuore è peggiorato, non ha
ricevuto un aiuto medico urgente. Il tribunale ha agito in tal modo
deliberatamente, sapendo dei suoi problemi di salute. Basta leggere solo i
seguenti rapporti medici per capire che Milosevic non ha ricevuto il trattamento
medico necessario.
Dott. Aarts: “L'arteriosclerosi è tipica per gente della sua età”. Dott. De
Laat: “In questi ultimi 6 mesi Milosevic ha sofferto un forte mal di testa,
tensioni e una perdita parziale della vista e dell’udito. Probabilmente, il
calo dell'udito è stato causato dai problemi cardiovascolari”. Il Dr. Spoelstra
sapeva che Milosevic portava i trasduttori auricolari da cinque anni ma ha
suggerito solo “di regolare il livello del volume per i trasduttori auricolari”.
Il dottor Paulus Falke della prigione dell’ICTY: “Ho discusso la cosa con un
otorinolaringoiatra dell'ospedale di Bronovo. Mi ha detto che il calo d’udito
di Milosevic era normale per persone della sua età”.
Potevano essere tutti questi rapporti solo un errore medico? No. Milosevic ha
avuto la diagnosi corretta e, del resto, tutti i medici erano informati di ciò.
Il 4 novembre 2005 Slobodan Milosevic ha detto che voleva essere esaminato da
alcuni medici. Erano tre: la professoressa Shumilina M. (Russia), il professor
Leclerc (Francia) ed il professor Andric (Serbia). La dottoressa Shumilina
disse che Milosevic non aveva ricevuto il trattamento medico adeguato e
insistette per un esame medico e un trattamento completo urgente. Inoltre
avvertì che c’era il rischio di problemi seri al cervello. Il cardiologo
Leclerc non ha avuto l’occasione di familizzare con i precedenti risultati
degli esami medici di Milosevic. Ha detto di avere eseguito un test ECG su
Milosevic e che esso era stato “estremamente anomalo”. (...)
Nel dicembre 2005 Leo Bokeria, direttore del centro di cardiochirurgia Bakulev
di Mosca, ha scritto al presidente Fausto Pokar dell’ICTY, dicendo che la
salute di Milosevic era deteriorata a causa del trattamento errato. Secondo
Bokeria bisognava “impedire la catastrofe cardiovascolare”, dunque il
presidente del tribunale non avrebbe dovuto avere alcun dubbio su ciò.
Nel dicembre 2005 Slobodan Milosevic ha chiesto alla Corte di lasciarlo
ospedalizzare a Mosca. Malgrado il fatto che tutte le norme fossero osservate,
la richiesta è stata rifiutata.
L’ICTY ha accusato Milosevic di aver deliberatamente preso farmaci non
prescritti per peggiorare il suo stato di salute per andare a Mosca e, da lì,
sottrarsi alla Corte. Timothy McFadden, il direttore della prigione
responsabile di Milosevic, ha scritto una lettera al Tribunale il 19 dicembre
2005, in cui ha detto che da tempo dubitava del fatto che Milosevic stesse
prendendo i medicinali prescritti. McFadden inoltre ha segnalato che il medico
della prigione dell’ICTY non aveva più la responsabilità dello stato di salute
di Milosevic, né se ne curava la segreteria del Tribunale.
Ovviamente, le conclusioni di McFadden non sono basate sui risultati del
trattamento medico. Realmente, le analisi del sangue di Milosevic hanno
mostrato “bassi livelli di medicine prescritte e non prescritte”. E senza avere
alcuna prova solida, McFadden ha descritto le analisi del sangue come risultato
di azioni intenzionali di Milosevic. Nella sua lettera del 6 gennaio 2006 il
dottore della prigione dell’ICTY Paulus Falke segue McFadden: “Gli esami hanno
provato che stava prendendo regolarmente le medicine prescritte come doveva.
Inoltre, ha preso medicine che né io né alcun altro medico ha prescritto”.
(...)
Il 7 marzo 2006, tre giorni prima della morte di Milosevic, i giudici hanno
avuto la segnalazione che il sangue di Milosevic prelevato per l'analisi
il 12 gennaio conteneva Rifampicin non prescritta, in grado di neutralizzare
gli effetti della medicina per il cuore di Milosevic, che era stata prescritta.
Nel rapporto pubblicato dopo la morte di Milosevic dal vice presidente
dell’ICTY Kevin Parker, si legge: “L’autopsia ha diagnosticato il grave stato
del cuore che ha causato la morte”. Se i ricercatori fossero obiettivi,
avrebbero notato che lo stato grave del cuore era stato diagnosticato già molto
prima da Shumilina e da Bokeria. Comunque, la diagnosi dovrebbe essere fatta
quando un paziente è vivo ma a Milosevic è stato rifiutato l'esame medico
necessario.
Una indagine imparziale dovrebbe concentrarsi sui motivi dell’attacco di cuore.
Tuttavia, niente del genere è stato discusso. Invece dello studio della
situazione con il Rifampicin nel sangue di Milosevic, Parker è stato occupato a
giustificare il Dott. Falke. Ma lo ha fatto in modo così impacciato che persino
i membri del Tribunale erano imbarazzati. Le informazioni sul Rifampicin
sono comparse due mesi dopo che la medicina era stata rintracciata nel sangue.
“Il Dott. Falke ed i suoi colleghi hanno discusso la possibilità di rivelare le
informazioni senza il permesso di Milosevic”, Parker ha spiegato. Ma tale
spiegazione è irragionevole poiché niente ha impedito a Falke di rivelare tutte
le informazioni. Era ancor più irragionevole dire che le informazioni sul
Rifampicin sono state nascoste da Milosevic. In primo luogo, questa
spiegazione, in se, confuta tutte quelle precedenti (se Milosevic non a sapeva
del Rifampicin, perché avrebbe dovuto essere contrario a che queste
informazioni fossero rivelate?). Secondariamente, nel suo rapporto Parker dice
che “il Dott. Falke non ha informato Milosevic sul Rifampicin nel suo
sangue, in conformità con le regole olandesi sull’anonimato in medicina”.
Tre giorni prima della sua morte Slobodan Milosevic ha scritto in una
lettera al Ministero degli Esteri russo: “il fatto che il mio sangue
contenga Rifampicin, un antibiotico che è usato normalmente per trattare la
lebbra e la tubercolosi, dimostra che nessuno di questi medici ha diritto a
curarmi... Ho difeso il paese contro di loro ed ora vogliono che taccia per
sempre”. Il fatto che la corte ha sospeso tutte le indagini senza studiare le
cause della morte di Milosevic, spinge a pensare che l’ICTY abbia organizzato
l'omicidio o abbia coperto i criminali.
Oggi è per chiunque difficile credere che gli assassini di Milosevic possano
essere presi e giudicati. Ma sono sicuro che tale missione dovrebbe esistere,
non importa se sia impossibile. Bene, ora quei criminali si godono il potere a
L'Aia, ma non sarà per sempre. Slobodan Milosevic ha dimostrato che la
resistenza è possibile. Gli uomini di tale tempra sono rari al giorno d'oggi,
ecco perché la loro morte è percepita come una tragedia personale.
Non dimenticate mai il presidente Slobodan Milosevic!
---
2011: rivelazioni Wikileaks
In base a rivelazioni Wikileaks, il direttore del carcere dell'Aia Tim McFadden
riferiva all'ambasciata USA in Olanda i dettagli delle conversazioni
telefoniche private di Milosevic e del suo stato di salute. Perché?
Riportiamo (a) una intervista a Christopher Black, giurista canadese e avvocato
di fiducia di Mira Markovic, vedova di Slobodan Milosevic.
L'intervista, che è apparsa sul quotidiano berlinese Junge Welt, riguarda
l'inchiesta a proposito delle circostanze della morte di Milosevic. Black
commenta in particolare le recenti rivelazioni di Wikileaks (b), secondo cui il
direttore del carcere Tim McFadden ascoltava le telefonate di Milosevic e ne
comunicava i contenuti riservati all'ambasciata USA, cioè a Washington.
Seppure in molte carceri l'ascolto delle telefonate, come dei colloqui, sia
previsto e legale, i loro contenuti non andrebbero divulgati a terzi.
Viceversa, spiega Black,
<< McFadden ha divulgato conversazioni tra Milosevic e
sua moglie, in cui si toccavano questioni relative alla strategia di difesa ed
a testimoni, discussioni interne al team della difesa, il punto di vista di
Milosevic su queste questioni, la mancanza di mezzi finanziari per la difesa,
le influenze politiche, eccetera. E [McFadden] ha trasmesso agli USA dettagli
strettamente confidenziali sullo stato di salute di Milosevic. Peraltro io temo
che McFadden si sia incontrato anche con rappresentanti dell'Accusa. (...)
McFadden ed il governo USA in questo modo di sono immischiati in un processo in
corso, violando il dovere di neutralità. (...)
[Le rivelazioni di Wikileaks] possono seriamente influenzare il corso dei
processi all'ICTY [il "tribunale ad hoc" dell'Aia]. Ogni accusato si
deve adesso chiedere se è sottoposto ad un processo imparziale, quando il
governo USA viene informato di tutto ciò che egli fa o dice. Se l'ICTY è
indipendente e super-partes, che ragione hanno gli USA per incontrarsi con
McFadden e raccogliere tutte queste informazioni? Quali informazioni vanno
all'Accusa? Forse la controparte conosce ogni passo successivo previsto?
Radovan Karadzic perciò, subito dopo la comparsa di queste rivelazioni, ha
richiesto la fine delle intercettazioni ai suoi danni. (c)
(...) Ci dobbiamo anche chiedere quale origine abbia questo rapporto tra
McFadden e gli USA, e come si è sviluppato. L'intero quadro cambia a seguito di
questi nuovi dati di fatto. >>
Queste rivelazioni - nel carosello delle tante di Wikileaks, che ad osservatori
attenti appaiono comunque parziali, incomplete ed orientate solo a scopi
geostrategici piuttosto precisi, cioè a mettere in imbarazzo alcuni alleati
poco affidabili per gli USA - sono passate sostanzialmente sotto silenzio. In
Italia ne ha riferito solamente un lancio AGI (che riportiamo di seguito), nel
quale tuttavia tra i tanti sciocchi pettegolezzi sui rapporti di Milosevic con
i famigliari (d) si omette di sollevare lo scandalo più grosso: e cioè il fatto
stesso che l'ex direttore della galera dell'Aia era un informatore di
Washington.
(a cura di Italo Slavo)
NOTE:
(a) http://it.groups.yahoo.com/group/icdsm-italia/message/281 .
(b) Si veda il documento Wikileaks: http://www.scribd.com/doc/47385121/Wikileaks-Serbia-Milosevic (anche .doc sul nostro sito).
(c) Sulle reazioni nelle aule del "Tribunale ad hoc" dell'Aia, a
proposito di queste rivelazioni Wikileaks, in particolare da parte degli
"imputati" Karadzic e Seselj, si vedano i testi riportati in http://it.groups.yahoo.com/group/icdsm-italia/message/281 .
(d) I pettegolezzi sulle abitudini di Milosevic in carcere e sui suoi rapporti
telefonici con collaboratori e famigliari erano già stati fatti trapelare,
proprio dal direttore della galera McFadden, allo scopo di deviare l'attenzione
pubblica dai contenuti del "processo"-farsa per mezzo di << una
pioggia ben dosata di rivelazioni minori intrise di sarcasmo >> - si
veda: http://archiviostorico.corriere.it/2002/febbraio/09/Milosevic_cella_con_Sinatra_Hemingway_co_0_0202096992.shtml .
---
http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/olanda-su-wikileaks-documento-che-racconta-la-vita-di-milosevic-in-carcere
Olanda: su Wikileaks documento che racconta la vita di Milosevic in carcere
Agi, 6 febbraio 2011
Un cablogramma diplomatico statunitense, svelato oggi dal sito Wikileaks, ha
fornito uno spaccato unico sulla vita dell’ex presidente serbo, Slobodan
Milosevic, nella prigione del Tribunale penale internazionale (Tpi) dell’Aia in
cui è morto. Il documento descrive Milosevic come un appassionato lettore di
thriller giudiziari di qualità mediocre, un ascoltatore delle canzoni di Frank
Sinatra e un detenuto che non mancava di godere della sua ora d’aria nel
cortile della prigione.
L’Ambasciata statunitense all’Aia ha inviato al Dipartimento di stato Usa la
sua informativa nel novembre 2003, quando il processo a Milosevic entrava nel
suo secondo anno. L’autore del documento aveva avuto un colloquio col capo
dell’unità di detenzione del Tpi Tim McFadden. Quest’ultimo era in
contatto quotidiano con Milosevic e aveva accesso al contenuto delle sue
conversazioni con la sua famiglia e i suoi amici, oltre che al dossier medico
dell’ex presidente serbo. Nei colloqui con i rappresentanti
dell’ambasciata, McFadden ha spiegato che Milosevic chiamava ogni giorno
la moglie, Mira Markovic, e descriveva la loro relazione come “straordinaria”.
Markovic è descritta come una donna dalla personalità fortissima. “Milosevic
poteva manipolare tutta una nazione, ma finiva a mal partito quando deve
gestire sua moglie che, al contrario, sembrava esercitare una forte ingfluenza
su di lui”.
Milosevic aveva problemi cardiaci e d’ipertensione, problemi che l’hanno
angustiato durante tutto il corso del processo in cui doveva rispondere per
genocidia e crimini di guerra relativi ai conflitti balcanici degli anni 90. Si
trattava di sintomi “seri e difficilmente controllabili con i farmaci”.
McFadden, inoltre, descrive Milosevic come un “narcistista” che si credeva
“circondato da matti” nel tribunale. Eppure era convinto di controllare
l’andamento del processo. “Ha una grande fiducia nelle proprie capacità e pensa
che riuscirà a vincere di fronte al tribunale, un atteggiamento che rafforza il
suo stato di salute stabile attuale”. Tuttavia, nel documento, c’è la
previsione che le sue condizioni cliniche sarebbero peggiorate. Previsione che
s’è avverata tre anni dopo, quando - il 14 marzo 2006 - l’ex presidente è
morto.
__._,_.___